Scuola secondaria di I Grado

Secondo l’Associazione italiana scrittori per ragazzi l'incontro con l'autore di un libro, pensato come momento significativo di un percorso di educazione alla lettura, è sicuramente un mezzo efficace per avvicinare i ragazzi ai libri e farli loro apprezzare.

La possibilità di interloquire con la persona che ha effettivamente ideato e scritto le storie contenute nei libri letti è un'esperienza difficilmente sostituibile con altre iniziative di promozione alla lettura o di "animazione" del testo”.

Il libro proposto lunedì 4 febbraio 2019 agli studenti del corso D della Scuola Secondaria di I grado è stato “La ghianda è una ciliegia” di Giacomo Mameli. Il titolo rimanda a una frase dell’autore ”Mangiavamo le ghiande e, quando le trovavamo, ci sembrava avessero il sapore delle ciliegie, tanta era la fame».

Il tempo è quello drammatico della seconda guerra mondiale. Una grande tragedia collettiva nella quale in tanti, come i poveri pastori e contadini di Perdasdefogu (Foghesu, nel dialetto ogliastrino), si trovarono loro malgrado coinvolti e poi finirono per esserne le vittime, senza nulla conoscere e nulla sapere, ignari e inermi di fronte alla schiacciante violenza della storia avversa.

Storie di umile vita paesana, storie tradotte dall’autore rispettando il ritmo dell’oralità tanto che il libro è stato proposto agli studenti della Sapienza come esempio di narrativa popolare italiana.

Nella sala udienze di via Manno, Mameli ci ha riferito come lui, da semplice giornalista, abbia proceduto senza mai tradire la fonte. “Loro parlavano e io registravo. Poi a casa trascrivevo. Poi tornavo a rileggere insieme a loro e accettavo senza discutere tutte le correzioni”. Una storia locale che diventa globale: anche i morti di Foghesu della seconda guerra mondiale sono da annoverare, infatti, tra quelle quattrocento mila croci italiane o fra quei quaranta o cinquanta milioni di morti causati dal conflitto più distruttivo della storia dell’umanità, scrive nella prefazione del libro.

Con i ragazzi ha tenuto banco incuriosendoli con episodi della sua di vita, della sua infanzia nel paese negli anni della guerra, del suo maestro che portava gli allievi a fare lezione di scienze direttamente all’aria aperta e che tanto insisteva sulla scrittura: mi raccomando, diceva, sempre soggetto-verbo-complemento!

Molte le domande dei ragazzi, un pubblico vivo, tante le risposte del giornalista-sociologo-scrittore che sarebbe stato con noi molte altre ore, perché la sua passione verso la storia e soprattutto la storia raccontata ad un giovane pubblico, non lo stancano mai. Alla prossima Giacomo!